Fra deflazione e inflazione

  18/05/04

La situazione economica negli ultimi anni, in modo particolare dopo l’esplosione della bolla speculativa del 2000 e l’11 settembre, è condizionata da due fenomeni preminenti:

- i tassi di interesse a breve americani ai minimi assoluti degli ultimi 45 anni

- l’esplosione del fenomeno Cina.

La combinazione di questi due fattori ha fatto da pilastro alla ripresa economica mondiale: i bassi tassi di interesse hanno infatti stimolato i consumi ed alimentato la crescita economica, mentre lo sfruttamento dell’enorme bacino di manodopera a basso costo dalla Cina, ha consentito di compensare le spinte inflattive provenienti dall’aumento dei prezzi delle materie prime. I tassi sono potuti così rimanere bassi instaurando un apparente circolo virtuoso di crescita economica.

La domanda ora è PUO’ DURARE ?

Dalla risposta a questa domanda dipenderà il futuro dei mercati finanziari.

A prima vista la risposta potrebbe essere si, il peggio è passato: le aziende si sono ristrutturate (anche trasferendo gli impianti produttivi in Cina) e gli utili delle società sono in netta crescita. L’unico tassello ancora mancante è l’occupazione ma è solo una questione di tempo perché tra poco le imprese ricominceranno anche ad assumere nuovo personale. Questo alimenterà a sua volta nuovi consumi e quindi, con le aziende ristrutturate, ulteriori utili. In tale contesto le borse non possono che salire.

E’ tutto oro quel che luccica?

A mio parere c’è un grande punto interrogativo ed è legato ai tassi di interesse che, mantenuti così a lungo tempo a livelli di emergenza, hanno generato molti disequilibri e scompensi che dovranno prima o poi riassorbirsi.

Il primo grande squilibrio è costituito dal fatto che, grazie ai bassi tassi di interesse, la ripresa economica americana si è basata essenzialmente sul debito come ben spiega Bill Gross di Pimco , uno dei più famosi gestori di bond negli USA, nel suo Investment Outlook di febbraio 2004 di cui riporto la traduzione di alcuni brani. http://www.pimco.com/LeftNav/Late+Breaking+Commentary/IO/2004/IO_02_04.htm

Bill Gross sostiene che negli ultimi 20 anni l’economia americana ha subito due trasformazioni: la prima ha provocato il passaggio da un’economia  basata sull’industria a una basata sui servizi, mentre la seconda ha provocato il passaggio da un’economia basata sui servizi a una basata sulla finanza e sul debito (finance-based economy). Egli infatti scrive: “la differenza principale tra adesso e gli anni 80 sta nel fatto che i profitti e l’occupazione sono ora direttamente dipendenti dall’ammontare del debito, dai rapporti di indebitamento (leverage) e dal costo degli stessi. Da qui la definizione di finance-based economy. …..

Negli anni ‘80 primi anni ‘90 producevamo cose e le vendevamo perché le producevamo meglio degli altri competitori globali. Ora di quelle cose ne produciamo meno e quelle prodotte le vendiamo solo perché sono finanziate a tasso 0%. Gli americani stessi hanno cambiato la loro natura. Invece di comprare una casa finanziandosi con un mutuo a tasso fisso trentennale e aspettare che poi i loro patrimoni aumentino man mano che i mutui sono rimborsati, ora gli americani effettuano dei rifinanziamenti anche più volte l’anno e a tasso variabile per estrarre reddito dalle loro proprietà e poi lo spendono tutto in consumi.

A titolo di esempio della finance-based economy Bill Gross porta poi la GE, sinonimo dell’industria americana, i cui profitti “nel1980 provenivano per il 92% da sussidiarie industriali mentre ora provengono per il 50% da sussidiarie finanziarie. Per di più tali profitti sono molto dipendenti dal leverage, dal suo costo, e dall’abilità ad operare sul mercato swap per girare i tassi a lunga in finanziamenti a breve termine ad un economico tasso dell’1%”.  Prosegue poi “Vi devo dire subito che questa storia o film non può avere un lieto fine. …. Perché in una finance-based economy la prosperità dipende da un sempre più basso costo del denaro. Il gioco finisce quando i termini <<sempre più>> o <<basso costo>> sono sostituiti da <<meno>> o <<costo più alto>>.” Due grafici aiutano a comprendere la situazione.

 

In questi grafici si ha una prova della finance-based economy, cioè di come negli ultimi anni sia aumentato il peso della finanza nell’economia. In particolare il secondo grafico evidenzia come il rapporto tra debito totale americano e PIL sia salito costantemente fino a raggiungere livelli mai visti sino ad ora se non per un breve periodo durante la depressione degli anni ’30. In quel periodo, livelli così alti del rapporto di indebitamento, furono il risultato dei ruggenti anni ’20, ma la conseguenza fu che, negli anni seguenti in cui il debito dovette essere ripagato, il PIL cadde di circa il 26%. Ora il nostro debito e la sua distribuzione sono molto più sofisticati.” Ci sono infatti molti strumenti di ingegneria finanziaria a disposizione ma, “quale che sia la ragione o di chi sia la colpa, siamo in una situazione in cui c’è troppo debito. Questo fatto nessuno lo può negare. Allo stesso modo nessuno può negare che la nostra economia abbia prosperato in mezzo a questo debito. Quello che può essere oggetto di dibattito è se la nostra economia ha prosperato a causa di questo debito e se potrà continuare a farlo. …… Una cosa mi sembra ovvia: se il debito smetterà di crescere alla velocità di crescita attuale - ovvero se la linea del secondo grafico girerà verso il basso - l’economia USA rallenterà, oppure ristagnerà o peggio entrerà in una seria recessione. Chi potrebbe sostenere che i nostri consumi o gli acquisti di immobili o gli investimenti in tecnologie, oppure ancora il deficit di bilancio non sarebbero minori e che, quindi, la nostra economia abbia tassi di crescita più bassise il rapporto tra debito e Pil  fosse ancora alle percentuali degli anni 80, come mostrato nel grafico? Noi ora siamo agganciati al debito perché siamo in una finance-based economy.

E allora, perché non andare avanti così? Se fin qui è andato tutto bene, cosa c’è di sbagliato ad arrivare con un debito pari al 400% o al 500% del PIL come dicono i sostenitori della nuova era? Cosa c’è di sbagliato nell’arrivare, se fosse necessario, a distribuire debito gettandolo dagli elicotteri, come ha suggerito il buon Bernanke della FED? Bene lasciatemi dire cosa c’è di sbagliato. I livelli di debito e i rapporti di indebitamento hanno dei limiti. Quando e se i tassi di interesse tornano a salire, i costi per sostenere un’economia basata sull’accelerazione del debito potrebbero diventare incontrollabili. …………. La mia opinione è che ad un certo punto di questa crescita, apparentemente senza fine, del rapporto debito/PIL qualcuno dirà basta. Forse sarà PIMPCO o qualcuno che la pensa come PIMPCO; forse saranno gli stranieri possessori di bond e stanchi dell’erosione in conto capitale dovuta alla perdita di valore del dollaro, forse potranno essere hedge funds spaventati da un nuova possibile crisi tipo quella dell’LTCM. E’ duro doverlo dire ma io dico che succederà, elicotteri o non elicotteri, e con questo arriverà un rallentamento/recessione come non si vede da almeno l’inizio degli anni 80.

La seconda spiegazione alla nostra attuale prosperità è che durante questo periodo di crescita accelerata, il costo del finanziamento è sceso sempre più giù, come mostrato nel seguente grafico. Si parla di produttività!

 

 

In una finance-based economy questa è la produttività. Invece di un sempre più basso costo del lavoro per unità di prodotto, abbiamo un sempre più basso tasso di interesse per unità di debito. I tassi reali a lunga sono scesi da circa il 9% negli anni 80 al 2.5% attuali .Considerando quello che ho affermato in precedenza sui prestiti a tasso 0% e sui tassi dei mutui storicamente bassi, quanti consumi ci sarebbero stati senza queste condizioni? L’innegabile risposta è < non così tanti> oppure anche <molti meno>. La mia opinione è che i tassi siano così bassi che è difficile immaginarli più bassi. Quando si hanno tassi reali negativi, anche un vigilante mezzo addormentato “un giorno” dovrà cambiare politica, o anche un mezzo addormentato Presidente della FED “un giorno” sarà costretto a ribilanciare o anche una mezza addormentata Banca Centrale straniera “un giorno” switcherà i propri bond in dollari su un basket di valute che offrono più protezione attraverso tassi d’interesse reali più alti.

In una finance-based economy, il cambiamento di trend dei tassi d’interesse reali, non appena questi passeranno da negativi a leggermente positivi (come PIMCO si attende), sarà sufficiente per fermare l’aumento della produttività del debito. Questo significa, infatti, che chi prende a prestito denaro pagherà di più in termini reali, ciò influirà sui consumi, sugli acquisti, sulle costruzioni delle case, sugli investimenti e così anche sul deficit di bilancio. Il vento dei tassi di interesse reali che soffiava alle spalle dell’economia ora soffierà, anche se leggermente, in senso contrario. L’economia rallenterà e potrà balbettare……..

….. Il ritmo di crescita futuro è il vero enigma, non gli ovvi sforzi  reflazionistici delle autorità governative per favorire tale ritmo di crescita. Chi crede nei passati successi delle politiche keynesiane e nelle promesse di distribuzione del debito dagli elicotteri, è fiducioso che l’economia USA e mondiale possa mostrare in via definitiva un tasso di crescita stabile con il vento dei provvedimenti governativi alle spalle. Io ho i miei dubbi. Keynes e Volker evocano la loro magia in un mondo più semplice basato sull’industria e sull’agricoltura. In una finance-based economy sono invece il leverage e il suo costo i fattori determinanti. Infatti, chi presta di denaro con l’aspettativa di farsi restituire i soldi prestati più un tasso di interesse che compensi l’inflazione più il rischio che non gli venga restituito il capitale, pretenderà che l’aumento del leverage finisca o, viceversa, che la remunerazione del prestito aumenti per riflettere l’incremento del rischio dovuto ad un rapporto di indebitamento maggiore. Questo costringerà l’economia a rallentare…..”

Concetti simili si possono trovare anche nell’articolo dal titolo “Deflazione e Inflazione in 3 sistemi monetari” sul sito dal nome US Equity & Macro LAB che si rifà all’economia austriaca. http://www.usemlab.com/html/commenti/archivio_commenti/quadrogenerale/QG_04_04_22.htm

Questo articolo inizia definendo i 4 fenomeni di cui si sta parlando:

“1) Deflazione monetaria (o diminuzione della massa monetaria)

2) Deflazione naturale o spontanea (o diminuzione dei prezzi, o aumento del potere di acquisto della moneta. E’ indotta dalla migliore divisione del lavoro, dall'avanzare della tecnologia, dalla migliore efficienza dei sistemi produttivi)

3) Inflazione monetaria (o aumento della massa monetaria)

4) Inflazione dei prezzi al consumo (o aumento dei prezzi al consumo, o diminuzione del potere di acquisto della moneta)“

Il sistema monetario in cui ci troviamo è un sistema a riserva frazionale, con la banca centrale e moneta cartacea. Vale a dire un sistema in cui la moneta non è più legata a riserve d’oro o a qualsiasi altro valore di riferimento, ma dipende dalla volontà della banca centrale di stamparne la quantità desiderata. In questo sistema “l'inflazione monetaria (intesa come continuo aumento della moneta in circolazione) diviene un fenomeno permanente che tende a seguire ritmi di crescita esponenziali. Si veda ad esempio l'incremento degli aggregati monetari di qualunque area geografica a partire proprio dagli USA. (è di questi giorni la notizia che si è arrivati ad un M3 che ha superato i 9 trilion [1] di $ si veda il grafico ndr)

 

[1]

Si cade inevitabilmente nella trappola “Inflate or Die”, o si inflaziona o il sistema si ripiega su se stesso con effetti non dissimili a quelli del secondo modello[2]. La crescita economica, da raggiungere a qualunque costo anche contro le forze naturali del ciclo economico, che l'esistenza della riserva frazionale mette in moto, viene stimolata in maniera continua dalla creazione di nuova moneta fiduciaria (crediti) che si risolve in crescita del debito. Il problema è che ogni ciclo espansivo necessita di una quantità di denaro sempre maggiore. Da cui la crescita esponenziale della moneta fiduciaria e degli aggregati creditizi.

Laddove nel caso precedente (sistema monetario metallico e riserva frazionale ndr) il processo di contrazione economica e deflazione monetaria conduceva il sistema a ripercorrere a ritroso tutta la fase di espansione inflazionistica, fino eventualmente alla bancarotta del sistema bancario, in questo caso il meccanismo è continuamente ostacolato dalla Banca Centrale che può immettere nel sistema qualunque quantità di denaro necessaria per ripagare qualunque debito.

La crescita a tutti i costi, forzata dallo stimolo monetario, e resa possibile solo attraverso dosi sempre più massicce di moneta cartacea e credito, porta quindi inevitabilmente a una crescita smisurata del debito e al sorgere parallelo di numerose bolle. I mezzi fiduciari creati vengono infatti costantemente veicolati negli asset finanziari (o immobiliari) ed è in questi assets che l'inflazione monetaria trova spazio per un ulteriore allungamento.

La differenza rispetto al modello in cui il valore della moneta è legato allo stock di riserve, è che il potere di intervento della banca centrale per combattere la crisi, o cercare di mantenere l'illusione monetaria è virtualmente infinito. La corsa allo sportello semplicemente non ha più senso. Qualunque istituzione finanziaria può essere salvata dalla banca centrale, in grado di stampare nel giro di qualche secondo tutto il denaro necessario per qualunque salvataggio. Questo senso di sicurezza rafforza e amplia l'illusione monetaria.

Se tuttavia, non esistono limiti alle quantità di moneta stampabile, di fatto, per quel che riguarda la creazione del credito e il gonfiarsi delle bolle, il sistema economico ha dei limiti naturali. C'è un punto oltre il quale la popolazione non riesce più ad assorbire debito e le bolle non riescono più a espandersi. E' il punto di arrivo. Raggiunto questo limite naturale, inizia la lotta tra deflazione monetaria (o creditizia, o degli asset inflazionati) e inflazione monetaria. Ogni tentativo dell'economia di ripiegare su se stessa indotto dalle forze di mercato viene combattuto dalla banca centrale con tutti i mezzi che essa ha a disposizione, per quantità e qualità ben superiori a quelli del secondo modello.

Finché si riesce a mantenere l'illusione monetaria, grazie anche al controllo sull'inflazione dei prezzi (unico fenomeno in grado di svegliare la popolazione dal sonno della ragione) tutto va bene: si vive nell'illusione di una prosperità illimitata.

Anche in questo articolo quindi si evidenzia come siamo in una situazione precaria nonostante consistenti tassi di crescita dell’economia mondiale.

Concetti analoghi sono espressi anche da Andy Xie, corrispondente da Hong Kong di Morgan Stanley che in un suo articolo dal titolo “L’inflazione di oggi può causare la deflazione domani” (http://www.morganstanley.com/GEFdata/digests/20040415-thu.html) allarga il ragionamento alla Cina e ai fattori che hanno consentito di mantenere l’inflazione dei prezzi a livelli molto bassi nonostante l’enorme quantità di moneta immessa nel sistema. Egli sostiene che “la globalizzazione e le nuove tecnologie hanno aumentato il potenziale produttivo mondiale limitando le aspettative di inflazione dei prezzi all’aumentare dell’offerta di moneta. In questo modo anche i prezzi delle materie prime arrivati su record storici non hanno influito per ora sui prezzi al consumo.”

Quindi tutto bene? No, perché la maggiore offerta di moneta, oltre che a sostenere i consumi, si è riversata sulla domanda di assets finanziari, immobiliari e anche produttivi creando delle bolle speculative.

I tassi di interesse mantenuti bassi dalla FED (favorendo i consumi con denaro preso a prestito) “hanno reso disponibile il denaro per la straordinaria crescita dell’economia cinese dove si è creata anche una bolla speculativa sugli immobili.”

Si tratta quindi di un’inflazione diversa dal solito (inflazione monetaria come visto sopra ndr). Normalmente, quando una banca centrale stampa troppo denaro, ci si aspetta che i prezzi aumentino e quindi ci siano richieste di aumenti salariali. L’economia entra in una spirale di aumento di salari e prezzi e il rapporto di indebitamento dell’economia tra debito e Pil resta stabile. L’inflazione attuale deriva invece da una speculazione sugli assets fondata sul debito. Questo ha come conseguenza che il debito cresce molto più velocemente del Pil. (si vedano i grafici sottostanti tratti dal sito http://mwhodges.home.att.net/nat-debt/debt-nat-a.htm )

Trend national debt vs national income

 

 

debt needed to produce one dollar of national incomenational income per dollar of debt

 

In altre parole Andy Xie sostiene che, in assenza del fenomeno cinese, i modelli storici indicano che saremmo in presenza di un’inflazione dei prezzi al consumo decisamente superiore all’attuale. Rovesciando il discorso si può affermare che l’economia globale ha beneficiato di un forte aumento della produttività. Questo, a parità di condizioni, avrebbe sviluppato una deflazione naturale, dovuta all’aumento della produttività, che si sarebbe dovuta tradurre in una diminuzione dei prezzi e quindi un aumento della capacità di acquisto a parità di reddito. “Invece le autorità monetarie, e principalmente la FED hanno usato il denaro a basso costo per combattere questa deflazione naturale causando una massiccia bolla negli assets. Questa a sua volta ha creato una domanda di beni superficiale ed ha fermato la discesa dei prezzi. Perciò, non appena la bolla scoppia il mondo avrà bisogno di un maggior aggiustamento verso il basso dovuto alla sovracapacità formatasi durante la formazione della bolla.

 Fatto ancora più rilevante è che è stato creato così tanto debito che potrebbe verificarsi una deflazione da debito. La globalizzazione avrebbe portato una deflazione naturale di cui avrebbero beneficiato i consumatori e portato molte industrie a riallocare le proprie risorse produttive. Ma combattendo questo tipo di deflazione con debito e bolle si andrà verso la deflazione più negativa A mio giudizio questo è ciò che è già accaduto negli anni ’20 dopo la prima guerra mondiale.

 Quando la bolla degli assets scoppierà, seguirà la deflazione da debito. E’ sempre possibile che la FED possa creare un’altra bolla per posporre l’inevitabile. Per esempio comprare direttamente i Treasuries per abbassare i tassi a 10 anni sotto il 2% e creare un’altra bolla (distribuire il debito con gli elicotteri ndr). Tuttavia la FED potrebbe pentirsi e Greenspan dimettersi e potrebbe essere molto pericoloso scommettere su un’altra bolla.

 I bassi tassi d’interesse oltre ad avere creato delle bolle speculative negli assets finanziari ed immobiliari, hanno anche favorito anche un altro importante squilibrio: il deficit delle partite correnti. Si è venuto infatti a creare un circolo di questo tipo: l’export di Asia e Europa in USA provoca un deficit commerciale americano e un surplus in Asia ed Europa con dollari che entrano in questi paesi (soprattutto in Asia). Le banche centrali asiatiche e, in misura decisamente minore, europee con quei dollari acquistano titoli americani, principalmente Treasury bond, rimandando così i dollari negli USA e dando luogo all’espansione del debito americano e della liquidità internazionale.

 La banca centrale americana è quindi ben coadiuvata dalle banche centrali asiatiche a creare liquidità e aumentare il rischio sistema globale. Come si può vedere anche dai grafici sottostanti, le riserve accumulate dalle banche centrali cinese e giapponese hanno raggiunto livelli record mai visti prima. Stephen Roach di Morgan Stanley, nel suo articolo “La trappola delle Banche Centrali asiatichehttp://www.morganstanley.com/GEFdata/digests/20040416-fri.html afferma che banche centrali asiatiche sono arrivate ad accumulare riserve ufficiali per circa 2,1 trilion di dollari “che sono l’80% del totale delle riserve mondiali e quasi il triplo delle riserve detenute in Asia nel 1998 al culmine della crisi finanziaria di quell’anno. Per quanto riguarda Cina e Giappone l’accumulo di riserve è stato particolarmente esplosivo negli ultimi anni arrivando a raddoppiare dall’inizio del 2002. Tutto questo non è avvenuto per caso ma è il risultato di una politica di sviluppo dell’economia asiatica basata quasi esclusivamente sulla domanda estera. Questa strategia richiede una costante vigilanza sulle proprie valute al fine di mantenere competitive le esportazioni. Da qui deriva l’enorme sovrappeso delle riserve denominate in dollari. L’aspetto negativo di queste politiche è il mancato sviluppo di una domanda interna in grado di rendere autonome le economie di quei Paesi. Lo stile di crescita asiatico fornisce inoltre un supporto agli iper-indebitati consumatori americani. La domanda asiatica di dollari, finanziando gran parte dei deficit gemelli arrivati a livelli record, evita quello che altrimenti sarebbe naturale e cioè un forte rialzo dei tassi USA. Senza questa domanda, a mio parere, i tassi a medio e a lungo termine dovrebbero essere almeno 100bp più alti.

 L’aiuto finanziario asiatico ai tassi di interesse Usa non solo mantiene vivo il mercato degli assets americani – quali bond e proprietà – ma fornisce anche i mezzi attraverso i quali il potere d’acquisto può essere estratto da questi assets attraveerso una tecnologia finanziaria di rifinanziamento sempre più efficace.

Le banche Centrali - sia negli USA che in Asia – hanno creato un mostro che tra poco potrebbero non essere più in grado di controllare. I consumatori americani, a corto di reddito, hanno già usufruito di riduzioni fiscali, di rifinanziamenti e di debito come mezzi per sostenere i consumi correnti. La FED ha incoraggiato questa avventatezza offrendo gli steroidi alla crescita attraverso un denaro sostanzialmente gratis sulla parte breve della curva dei rendimenti ( 1% dei FEDeral funds con un’inflazione dell’1,7%)

 Le banche centrali Asiatiche hanno fatto lo stesso gioco in modo speculare comprando dollari per mantenere deboli le proprie valute e sostenere le esportazioni verso i troppo indulgenti consumatori americani. Le banche centrali asiatiche però, favorendo il surplus delle partite correnti più ampio di tutti i tempi e dovendo comprare massicci quantitativi di assets denominati in dollari per mantenere gli obiettivi valutari, stanno rischiando di perdere il controllo sui propri sistemi finanziari. Gli imponenti interventi valutari senza precedenti del Giappone effettuati nel 2003 e all’inizio del 2004 sono l’esempio di una strategia che avrebbe senso in un’economia in deflazione, ma non è sostenibile in un’economia appena uscita dalla deflazione. Allo stesso tempo, gli acquisti aggressivi di assets in dollari da parte della Cina stanno complicando gli sforzi della propria banca centrale per tenere a freno un’economia surriscaldata dall’eccesso di liquidità.

 Come ogni periodo di eccessi finanziari anche questo finirà verosimilmente in lacrime. A mio parere non c’è niente di sano in questi adattamenti sempre più precari. Ultimamente è diventato di moda, nella politica e nei circoli degli investitori, sostenere che questi squilibri in senso classico – deficit delle partite correnti e di bilancio, mancanza di risparmio e crescente indebitamento del settore privato – hanno perso il loro significato in questa era di crescente interdipendenza dovuta alla globalizzazione. …….

 A mio parere, le banche centrali hanno fatto un ottimo lavoro nel fronteggiare il saccheggio provocato da un’alta inflazione, ma hanno fatto un pessimo lavoro nel fronteggiare la sfida di un mondo senza inflazione. Per la FED è il massimo dell’assurdo mantenere un tasso all’1% con una crescita del 5-6%. E’ ugualmente un’avventatezza da parte delle banche centrali asiatiche operare con l’illusione che l’accumulo di enormi riserve valutarie e l’acquisto di assets in dollari sia la ricetta per la prosperità. Queste strategie sono pericolose ed insostenibili e possono solo aggravare gli squilibri di un’economia sbilenca.

 Squilibri così profondi dovrebbero essere un campanello di allarme per le banche centrali e per un mondo finanziario compiacente. Invece le autorità non sentono l’opportunità di intervenire e gli investitori si cullano in un falso senso di compiacenza. La FED ha la colpa di aver portato la politica monetaria in una zona di pericolo ma non può avere fatto tutto da sola. La complicità delle banche centrali asiatiche è egualmente preoccupante per lo sviluppo dell’economia globale e per i mercati finanziari internazionali.”

 A titolo conclusivo si può affermare che ci troviamo ora in una situazione piuttosto delicata in cui l’economia è stata stimolata alla crescita come mai prima d’ora se non alla fine degli anni ‘20. Questi stimoli, si legga tassi di interessi reali negativi, non hanno più senso di esistere vista una crescita americana prevista tra il 4 e il 5% e quella cinese del 10%. Si profila quindi un rialzo dei tassi ed è qui che il sentiero si fa sempre più stretto. Il rialzo dei tassi, infatti, può pregiudicare tutte quelle posizioni speculative che, facendo leva sul debito a breve, hanno consentito forti utili ma che con tassi in rialzo potrebbero tramutarsi in forti perdite. La “scommessa” della FED è quindi ora riuscire a far rientrare gli squilibri in modo ordinato senza che tutti gli operatori si precipitino verso l’uscita tutti insieme creando il panico. Ciò che preoccupa non è infatti l’entità del rialzo dei FED funds che potrebbe risolversi in 100bp come stima ora il mercato o anche superiore ma che comunque, in situazioni normali, il mercato assorbirebbe senza troppi patemi d’animo. Il problema è che, come visto negli articoli sopra tradotti, non siamo in una situazione normale e quindi anche un rialzo limitato potrebbe essere molto doloroso per il sistema.

                                                                   Ritorna alla  Home Page

[1] Trilion= 10^12=1.000.000.000.000 = 1000 miliardi - Trilione= 10^18=1.000.000.000.000.000.000= 1 miliardo di miliardi

[2] Il secondo modello è il sistema monetario metallico e riserva frazionale. E’ un sistema in cui il valore della moneta è legato allo stock di riserve ed è caratterizzato da cicli economici di espansione e contrazione. In caso iperinflazione, quando si stampa troppa moneta rispetto alle riserve, si possono verificare crisi di fiducia e di panico con conseguente corsa agli sportelli per convertire la moneta fiduciaria in oro. Il primo modello è invece il sistema monetario metallico senza banca centrale in cui si scambiano direttamente monete d’oro o in valuta pregiata.

 

Link Interessanti

Commenti di Alan Greenspan dui debiti delle famiglie (intervento del 23/02/2004 al Credit Union  National Association 2004 Governmental Affairs Conference) http://www.federalreserve.gov/boarddocs/speeches/2004/20040223/default.htm